Dove nascono gli incubi

Dove nascono gli incubi

Corriere della Sera/Salute, 3 giugno 2021

DOVE NASCONO GLI INCUBI

Quali sono le parti del nostro cervello interessate dal fenomeno, cosa lo genera e quando diventa patologia. Un’analisi su poche certezze e molti misteri sui “brutti sogni”, con il parere del Prof. Luigi De Gennaro dell’Università La Sapienza di Roma.

Sono ancora molte le cose che non sappiamo sul funzionamento del cervello umano. Una di queste riguarda gli incubi, la loro provenienza, dove vengono fabbricati all’interno di quella miriade di gangli che compongono la massa cerebrale. Se lo chiede il Corriere della Sera nel suo inserto Salute del 3 giugno 2021 aprendo un interessante parentesi proprio sulla “neurobiologia degli incubi”.

Ma cos’è un incubo e perché è diverso dal “brutto sogno”? Per gli specialisti del sonno tra i due termini c’è infatti una differenza significativa: solo gli incubi arrivano a risvegliare chi sta sognando e nelle loro forme peggiori diventano “terrori notturni” che compaiono soprattutto nelle fasi di sonno profondo dei bambini. Al contrario dei terrori notturni, gli incubi si verificano durante il sonno cosiddetto REM -Rapid Eye Movements durante il quale sotto le palpebre chiuse gli occhi si muovono come se seguissero l’evolversi di una scena.

Se un incubo ogni tanto capita a tutti, alcune persone soffrono di un vero e proprio “disturbo da incubi”, perché ne producono con grande frequenza, tanto da arrivare a temere il momento in cui devono addormentarsi. Per questo sono attento oggetto di studio. Qualcosa in realtà già si conosce. “Sappiamo che nel loro sviluppo sono coinvolti l’amigdala e l’ippocampo” spiega Luigi De Gennaro docente di psicologia fisiologica all’Università di Roma La Sapienza e uno dei massimi esperti di psicologia e patologie del sonno. L’amigdala è un agglomerato di nuclei nervosi che ha la forma di una mandorla grande circa un centimetro e mezzo (dal greco amygdalé, “mandorla”) e che si trova più o meno all’altezza della tempia nella parte più interna dei lobi cerebrali. Tra le funzioni che svolge ci sono quella di associare ricordi ad eventi emotivi, di essere responsabile della paura, ovvero della capacità di imparare a temere qualcosa e di elaborare le emozioni. L’ippocampo invece ha la forma di un cavalluccio marino (da qui il suo nome) ed è presente sia nell’emisfero cerebrale destro che sinistro. È coinvolto in molti processi cognitivi tra cui la memoria, l’associazione tra ricordi e sensi e l’apprendimento di nuove informazioni.

Ma oltre a queste due sezioni del cervello, nella produzione degli incubi sarebbero coinvolti anche la corteccia anteriore e prefrontale mediale, centri dell’elaborazione delle difficoltà emozionali abbinate anche a vissuti famigliari.

Tutto questo è stato messo a fuoco dalla scienza, ma non ci sono chiarezza e certezza su eventuali malfunzionamenti o anomalie di queste sezioni del cervello su cui andare a intervenire quando la generazione di incubi (a volte anche ricorrenti) diventa patologia. Come spiga il Professor De Gennaro sul Corriere della Sera, in questi casi si può intervenire con farmaci specifici che agiscono sul disturbo di base, generalmente il “post traumatico da stress”. Gli incubi infatti possono essere considerati una sorta di corrispondenza notturna dei cosiddetti “flashback”, ovvero l’improvviso riemergere alla coscienza di immagini, sensazioni ed emozioni legate all’evento traumatico che è stato vissuto.

Ma la propensione ad avere incubi ha anche un andamento che segue lo sviluppo di ogni individuo, concentrandosi attorno all’età infantile e adolescenziale, per poi tendere a diminuire spontaneamente nell’adulto. Gli incubi iniziano a manifestarsi infatti tra i quattro e i sei anni, colpiscono fino al 75% dei ragazzi attorno ai 10 anni quando è massima la loro frequenza. Solo una piccola parte di persone, attorno al 5%, continua ad avere incubi frequenti per tutta la vita. 

Ma come trattarli quando diventano patologici? Qui la scienza ha ancora molto da scoprire. “Nel 2018 l’American Academy of Sleep Medicine ha pubblicato raccomandazioni per il trattamento degli incubi… sono state indicate molecole tra gli antipsicotici, gli antipertensivi, gli antistaminici, gli antidepressivi, gli anticonvulsivanti… un’eterogeneità che dimostra come non esistano ancora specifici meccanismi identificati come quelli in grado di interferire con lo sviluppo degli incubi” spiega De Gennaro.

Al contrario, si sa per certo che l’assunzione di determinati farmaci (tra cui la vareniclina usata nei trattamenti anti-fumo) va a aumentare la probabilità di avere incubi che in questo caso diventano una conseguenza dell’assunzione di molecole che interferiscono con i sistemi dell’acetilcolina, della serotonina della noradrenalina e della dopamina.